Editoriale pubblicato su Il Giornale di Vicenza in occasione delle celebrazioni della Giornata Internazionale dei Diritti Umani indetta dalle Nazioni Unite che quest’anno coincide con il 70° anniversario della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU a Parigi il 10 dicembre 1948.

       Giornata internazionale dei Diritti Umani

     Una rete mondiale per gli operatori di pace

         I 70 anni della Dichiarazione Universale

       Il ruolo delle associazioni di peacemakers

Le celebrazioni di quest’anno della Giornata internazionale dei Diritti Umani indetta dalle Nazioni Unite hanno come tema principale il connubio tra pace, giustizia sociale e diritti umani, in concomitanza con il 70° anniversario delle Dichiarazione Universale, adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU a Parigi il 10 dicembre 1948. Purtroppo da quel lontano 1948 l’implementazione dei diritti umani in funzione del diritto alla pace e alla sicurezza dei popoli in molti dei Paesi che formalmente aderiscono alla Carta delle Nazioni Unite non si è mai di fatto realizzata. Il rafforzamento degli ideali di pace, sia all’interno che tra tutte le nazioni e tutti i popoli è indispensabile per lo sviluppo economico e sociale di tutte le persone in tutto il mondo allo scopo di garantire che i loro diritti siano effettivamente protetti. La cultura dei diritti umani è fondamentale ed è di per se stessa una cultura complessa, chiaramente rivoluzionaria. I valori di cui è portatrice, dignità della persona umana, dignità dei popoli, libertà, uguaglianza, non discriminazione, partecipazione, pace, ambiente sano, qualità della vita, sono altrettanti punti di riferimento per il comportamento degli individui e delle istituzioni. Quello dell’internazionalizzazione dei diritti umani, poi, è un processo che comporta il definitivo superamento delle ideologie e delle loro applicazioni pratiche con le quali si pretendeva di risolvere tutti i problemi dell’uomo e che hanno invece portato all’attuale difficile situazione internazionale-mondiale. Qualsiasi sistema, qualsiasi politica, qualsiasi ricerca scientifica devono essere orientati alla promozione e alla protezione di quei valori umani che il diritto internazionale riconosce come diritti fondamentali delle persone e dei popoli. Gli Stati, i cui governi non promuovono il rispetto dei diritti fondamentali e non ne tengono conto nei loro programmi operativi e soprattutto che non li implementano, devono essere considerati, senza remore, nemici della civile convivenza e della pace sia sul piano interno che internazionale ed essere sanzionati. L’internazionalizzazione dei diritti umani, se effettivamente applicata, è di per se stessa una rivoluzione nel segno della legalità, ma di questa rivoluzione poco si parla o non si parla affatto. Troppo spesso siamo incapaci di leggere i cambiamenti in atto, condizionati come siamo dalle vecchie ideologie. Grave è anche la nostra incapacità di cittadini di andare oltre i limiti posti dall’idea di un mondo formato dall’incontro-scontro tra stati nazionali sovrani e armati che, a fronte della situazione globale nella quale ci troviamo, devono essere assolutamente superati. Non bisogna però rinunciare alla speranza anche perché esistono milioni di operatori di pace che sono impegnati con le loro associazioni in tutti i continenti per il rispetto dei diritti fondamentali e la pace. I loro pur encomiabili sforzi non riescono purtroppo a ottenere significativi risultati sul piano globale data la frammentazione operativa e il protagonismo isolato. E’ importante allora unire le forze e finalmente organizzare una rete operativa mondiale forte e solidale di operatori di pace per poter incidere concretamente nelle decisioni che riguardano la difesa dei diritti fondamentali, lo sviluppo sostenibile, l’equa distribuzione della ricchezza, la fine delle guerre e poter influire per trovare soluzioni efficaci ai grandi problemi globali.