
L’intervista è stata pubblicata sulla rivista dell’Intergruppo “Giovani Universitari in Parlamento”
Come costruire la pace nel mondo contemporaneo: intervista a Orazio Parisotto
Di Gabriella Rigolone
Il ruolo delle nuove generazioni tra informazione, comunità e partecipazione attiva.
Abbiamo avuto il piacere di intervistare il professor Orazio Parisotto, presidente di UNIPAX – United Peacers e autore di “La rivoluzione globale pacifica per un nuovo umanesimo, le vie d’uscita delle emergenze planetarie”, per discutere delle sfide della pace nel mondo contemporaneo e del ruolo fondamentale delle nuove generazioni.
Secondo il presidente, “la modernità, come diceva Einstein, ha fallito e bisogna costruire un nuovo umanesimo. Ci troviamo in una situazione di grande instabilità a livello internazionale”. Il professore sottolinea come questa instabilità derivi da una serie di fallimenti sistemici che riguardano gli stati, le istituzioni internazionali, la società civile, l’educazione e la politica. Parlando dei sistemi nazionali evidenzia alcuni limiti: “Gli stati sono oggi divisi e armati, concentrati esclusivamente sui propri interessi. L’ONU, incapace di operare in modo efficace, si trova in una situazione di stallo, limitata dall’influenza di gruppi elitari che ne condizionano le decisioni”. Inoltre, ricorda che durante la pandemia si era intravisto uno spiraglio per una rinascita delle collaborazioni multilaterali, ma le aspettative non sono state soddisfatte.
Un altro grande limite, secondo il presidente, è stato il fallimento della globalizzazione senza governance: “La mancanza di un sistema di regolazione globale ha reso la globalizzazione inefficace e spesso dannosa. È urgente ripensare le dinamiche internazionali attraverso un approccio che metta al centro la cooperazione pacifica e l’equità globale”.
Secondo il professore, anche la società civile non ha saputo reagire in modo adeguato: “Invece di cogliere gli stimoli e difendere gli interessi delle nuove generazioni, la società civile si è appiattita sulle posizioni delle élite dominanti. Questo è evidente, ad esempio, nella gestione della crisi ambientale”. Il presidente evidenzia come il mondo del lavoro stia vivendo grandi difficoltà: “Il precariato, la disoccupazione crescente e l’inequità nella distribuzione della ricchezza, accentuata dall’avvento dell’intelligenza artificiale, stanno ampliando notevolmente il divario tra ricchi e poveri”.
Inoltre, fa notare come il sistema educativo non si è adeguato ai rapidi cambiamenti sociali e tecnologici, lasciando i giovani senza strumenti sufficienti per affrontare le sfide contemporanee.
Per promuovere la pace, il presidente indica due binari complementari per l’impegno delle nuove generazioni. Sul piano personale, è fondamentale sviluppare una solida conoscenza dell’educazione civica e partecipare attivamente alla vita sociale: “I giovani devono coltivare una visione da astronauti, globale, del pianeta Terra e di conseguenza sviluppare mentalità e capacità di agire di tipo “glocal” cioè con visione globale e azione locale e viceversa”. Sul piano istituzionale, invece, occorre salvaguardare la democrazia, oggi in pericolo, e promuovere un rinnovamento delle istituzioni sovranazionali come l’ONU e le sue agenzie.
Il presidente conclude con un monito fondamentale: “È importante ricordare che i problemi non possono essere risolti con lo stesso livello di pensiero di chi li ha creati”, ribadendo l’urgenza di un nuovo umanesimo guidato dall’impegno attivo delle nuove generazioni.