Articolo pubblicato su Il Giornale di Vicenza giugno 2017 in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente celebrata dalle Nazioni Unite

Quest’anno le Nazioni Unite per celebrare la Giornata Mondiale dell’Ambiente ha lanciato il tema “Connecting People to Nature” che ci spinge a pensare a come noi siamo parte integrante della natura e come intimamente da essa dipendiamo.  E ci sfida a trovare nuovi strumenti e stili di vita sempre più sostenibili per preservare questa relazione vitale. Purtroppo però i segnali che arrivano dalla politica non sono incoraggianti. Proprio in questi giorni il Presidente Trump ha deciso di far uscire gli USA dagli accordi sul clima di Parigi ai quali faticosamente dopo lunghi anni di preparazione avevano finalmente aderito i Paesi grandi inquinatori come Cina, India, Brasile, Unione Europea. Alla base di questo radicale cambio di rotta rispetto alla presidenza Obama c’è l’obiettivo di rilanciare lo sfruttamento dei combustibili fossili, carbone, petrolio, gas naturale. E’ una visione miope che oltre ad avere ripercussioni sul contenimento dei gas serra per limitare gli effetti del riscaldamento globale rischia di accelerare quel processo di esaurimento delle risorse naturali che secondo la maggior parte degli scienziati porterà a gravi collassi dell’ecosistema entro la metà di questo secolo. Infatti le previsioni certamente non confortanti, calcolate sui ritmi attuali di sfruttamento delle risorse e sui possibili incrementi futuri, ipotizzano l’esaurimento o la scomparsa di minerali come argento, oro e rame e di tutti i combustibili fossili tra il 2050 e il 2070. È utile, per meglio comprendere la drammaticità della situazione, prendere atto delle analisi del “Club di Roma”, un’associazione non governativa, non-profit, di scienziati, economisti, premi Nobel, intellettuali, uomini politici di tutti e cinque i continenti, fondata nell’aprile del 1968 da un dirigente industriale illuminato, Aurelio Peccei che, con il suo “Rapporto sui limiti dello sviluppo”, già dal 1972 prospettava inquietanti scenari di crisi riguardanti, in particolare le risorse non rinnovabili, l’inquinamento, gli alimenti, l’erosione del suolo, l’insostenibilità dei costi. L’unica via di uscita possibile ipotizzata era quella di avviare subito una “rivoluzione sostenibile” attraverso una diversa programmazione familiare, una moderazione degli stili di vita e un utilizzo più efficiente e consapevole delle risorse. Le analisi del Club di Roma furono sostanzialmente rigettate dalla cultura economica internazionale del tempo, nella convinzione che lo sviluppo tecnologico avrebbe sopperito ad ogni rarefazione di risorsa. Le analisi si sono invece purtroppo rivelate esatte e sono state confermate da tutti i numerosi successivi studi fino ai giorni nostri e hanno ribadito la previsione dell’esplosione di gravi crisi sistemiche. Che cosa possiamo fare per evitare questi scenari catastrofici ? Le attuali difficoltà di rendere operativi gli accordi internazionali sul clima dimostrano ancora una volta che a poco servono le intese tra Stati per affrontare il dissesto dell’ecosistema se le convenzioni stipulate restano prive di ogni efficacia normativa come è sempre accaduto e continua ad accadere in mancanza di istituzioni democratiche internazionali che siano in grado di varare e far rispettare da tutti precise regole nel comune interesse. Occorre allora una collaborazione internazionale e l’applicazione di regole a valenza mondiale sotto l’egida dell’ONU attraverso nuovi organi esecutivi: il “Consiglio per la Sicurezza Economico Sociale” e il “Consiglio per la Sicurezza e la Sostenibilità Ambientale” nell’ambito di una riforma complessiva dell’attuale organizzazione delle Nazioni Unite, che preveda anche la costituzione di una “Corte Internazionale Penale contro i crimini ambientali”, che fungerebbe, tra l’altro, da forte deterrente e da strumento di prevenzione dei disastri ambientali.

Orazio Parisotto Studioso di Scienze Umane e dei Diritti Fondamentali